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XIV Domenica Tempo Ordinario
di: M.R. Campobello
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Poesie:
di: M.R. Campobello
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"Non lo conosco"
“Non lo conosco!”
ho urlato a una serva.
Paura, viltà
davanti a una donna,
una piccola donna
col dito puntato...continua>
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Letture Messa:
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Anno A 2007/08
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Tempo Ordinario
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TEMPO ORDINARIO ANNO A
6 luglio 2008: 14ª Domenica

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    Gesù, siamo abituati a vederti quasi sempre in croce; è, quindi, un po' difficile immaginarti sorridente o addirittura esultante. Eppure è proprio così che ti presenta il vangelo di questa domenica. E sembra quasi di vederti in tutta la tua altezza, il volto teso verso il cielo, verso il Padre, con un'espressione di felicità, mentre la tua voce dolce e, nello stesso tempo, intensamente tonante “penetra” il cielo in una delle tue più belle e gioiose “comunicazioni” con il Padre.  Quale amore, quale gratitudine di fronte al modo di agire del Padre celeste! “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perchè hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Si, perchè così è piaciuto a te”. Splendida questa tua preghiera, Gesù, che ci fa entrare, senza fatica mentale, dentro il cuore del Padre, che ci fa comprendere quali sono le condizioni interiori, che il Padre ci chiede, per poterci parlare, per farci comunicare con Lui.
Egli, che è “Signore del cielo e della terra”, cioè il Creatore e il Dominatore dell'universo, vuole entrare in una profonda comunione con  l'uomo, ma, per realizzare questo suo “sogno” d'amore, ha bisogno di trovare in questa sua creatura infinitamente amata un atteggiamento fondamentale: la consapevolezza, permeata di stupore e di gratitudine, del suo essere “creatura”, cioè un essere che esiste, perchè la volontà di un Creatore l'ha voluto far esistere, un essere, quindi, consapevole della sua “dipendenza” dal suo Creatore, consapevole della sua  piccolezza e fragilità, della sua intelligenza limitata, pur se estremamente acuta, della sua impossibilità di poter compiere l'impossibile, un essere, quindi, con la perfetta consapevolezza di non essere Dio e, quindi, di non potersi mai mettere al posto di Dio in tutto ciò che riguarda la sfera del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto, della verità e della menzogna. Non era stata questa la tentazione a cui Satana aveva sottoposto Adamo ed Eva, per farli cedere? Alla donna, che aveva timidamente risposto: “...Del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino (dell'Eden), Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”, il serpente aveva risposto: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che, quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”(Gen 3, 2-5). La conoscenza del bene e del male é, infatti, considerata da sempre una prerogativa di Dio, poiché tale conoscenza corrisponde alla verità e solo Dio conosce la verità; anzi, Egli è la Verità, come Gesù stesso si è definito, affermando in tal modo di essere Figlio di Dio.
Consapevolezza di essere una creatura: ecco l'umiltà, questo atteggiamento interiore, da cui dipende il corretto rapporto con Dio Creatore, questo Dio “datore di ogni bene”, da cui l'uomo si sente amato, salvato, protetto, guidato nel cammino della sua esistenza. E' l'umiltà (da “humus”, “terra”) che mi fa stare al giusto posto nel mio rapporto con Dio (io sono una creatura; Egli è Dio, il mio Creatore), è l'umiltà che mi fa mettere in ascolto profondo di Lui, che io so essere la Verità, che mi illumina sul senso del mio vivere e del mio morire, che dà pieno significato alla mia esistenza terrena permeandola di quella eternità, a cui il mio Dio mi ha destinato nel suo infinito amore per me. L'umile non è, come spesso si crede, colui che evita di riconoscere le sue capacità; le capacità, che ogni uomo si ritrova, non sono altro, infatti, che i talenti che Dio gli ha dato per costruire con essi il suo Regno; non riconoscerli potrebbe costituire, alla fin fine, un'offesa a Dio stesso, un non saper vedere i doni di cui Egli arricchisce ogni uomo che viene in questo mondo. L'umile, invece, è colui che, vedendo in sè i talenti, non se ne vanta, non se ne appropria, usandoli per il proprio orgoglio e il proprio tornaconto, ma, nella verità, li ascrive a Dio Creatore, riconoscendo umilmente che quei talenti non sono altro che le meraviglie che Dio  ha compiuto e compie continuamente in lui. Ed ecco, come atteggiamento consequenziale, l'ascolto, quel desiderio profondo del cuore e della mente di sentir “parlare” Dio, di voler comprendere che cosa Egli mi vuole rivelare di Sé e che cosa Egli desidera da me.
E io ringrazio Te, Gesù, l'Umile per eccellenza, perchè Tu, che sei Dio, hai preso la natura di una tua creatura, per donarle la tua vita divina. Ti ringrazio, perchè Tu, a cui “tutto è stato dato dal Padre”, non hai trattenuto nulla per Te, ma tutto hai voluto donare a questi tuoi “fratelli”, che siamo noi uomini. Ciò che di più prezioso avevi, il Padre, non l'hai conservato per te come un tesoro geloso, ma, nella tua infinita generosità, ce ne hai fatto dono. “Nessuno conosce il Figlio, se non il Padre,e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” ci dici oggi, Gesù. Un grazie immenso, perchè anche oggi Tu ci hai dischiuso un po' di più la porta di quel mistero meraviglioso che è il cuore del Padre.

Commento a Cura di: Maria Rita Campobello

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